{"id":89,"date":"2014-08-22T10:29:50","date_gmt":"2014-08-22T08:29:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centropsicologiaemedicina.it\/psicologo\/?page_id=89"},"modified":"2019-11-08T09:48:33","modified_gmt":"2019-11-08T08:48:33","slug":"ossessioni-bergamo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.centropsicologiaemedicina.it\/psicologo\/psicologia-e-psicoterapia\/ossessioni-bergamo\/","title":{"rendered":"Ossessioni"},"content":{"rendered":"<h2><strong>Terapia Ossessioni Bergamo<\/strong><\/h2>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-562 size-full\" title=\"trattamento delle ossessioni a bergamo\" src=\"https:\/\/www.centropsicologiaemedicina.it\/psicologo\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/19591183_s.jpg\" alt=\"terapia ossessioni bergamo\" width=\"317\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.centropsicologiaemedicina.it\/psicologo\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/19591183_s.jpg 317w, https:\/\/www.centropsicologiaemedicina.it\/psicologo\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/19591183_s-211x300.jpg 211w, https:\/\/www.centropsicologiaemedicina.it\/psicologo\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/19591183_s-300x426.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 317px) 100vw, 317px\" \/>La parola <em>ossessione<\/em> deriva dal latino <em>obsidere<\/em>, che significa <em>assediare, bloccare, occupare<\/em>. Essa ben descrive la condizione di chi si sente <em>assediato<\/em> da qualcosa di apparentemente estraneo, <em>bloccato<\/em> del flusso normale dei pensieri, <em>costretto<\/em>, senza poterlo evitare, ad <em>atti, idee, immagini, impulsi<\/em> che, in modo ricorrente e ripetitivo, lo <em>obbligano<\/em> indefinitamente ad <em>azioni mentali<\/em> o <em>pratiche<\/em> cui non riesce a sottrarsi.<\/p>\n<p>Le <em>ossessioni <\/em>si presentano nella forma di<em> pensieri<\/em>, <em>idee<\/em>, <em>immagini mentali o impulsi<\/em> che insorgono improvvisamente nella mente di una persona e di cui spesso il soggetto non capisce l\u2019origine, quasi come se si instaurassero nella mente da soli. Oltre <em>a dare grave malessere, <\/em>essi <em>disturbano <\/em>e mettono la persona a <em>disagio<\/em>, in quanto sono <em>persistenti<\/em>, apparentemente <em>slegati dal normale flusso di pensieri<\/em> e, spesso, <em>distanti dalla realt\u00e0 di quel momento<\/em>.<\/p>\n<h2><strong>Compulsioni<\/strong><\/h2>\n<p>Sono <em>costrizioni<\/em>, cio\u00e8 <em>tendenze coercitive e irrazionali,<\/em> che spingono un individuo a <em>comportarsi in un certo modo<\/em>, che viene riconosciuto dalla persona stessa come <em>inutile <\/em>e <em>inadeguato<\/em>.<\/p>\n<p>La <em>compulsione<\/em>, anche detta <em>coazione <\/em>richiede che l\u2019individuo la <em>agisca, <\/em>cio\u00e8 la esegua, pena, per l\u2019individuo, l\u2019irruzione violenta di <em>angoscia.<\/em><\/p>\n<h2><strong>Ossessioni e Compulsioni<\/strong><\/h2>\n<p>Quando un\u2019ossessione si presenta in una forma tale per cui c\u2019\u00e8 anche un <em>impulso ad agire, <\/em>si parla allora di <em>ossessioni e compulsioni.<\/em><\/p>\n<p>Chi fa questo tipo di esperienza si ritrova spesso a pensare all\u2019<em>insensatezza<\/em> di questo tipo di pensieri, di idee, di immagini o di impulsi e ne riconosce l\u2019<em>irrazionalit\u00e0<\/em>. Tuttavia si trova in condizione di non riuscire a <em>gestirne <\/em>l\u2019afflusso.<\/p>\n<p>Se poi si tratta di qualcosa di particolarmente negativo, il soggetto pu\u00f2 anche <em>spaventarsi molto<\/em> e <em>non riconoscere quei fenomeni come appartenenti a se stesso<\/em>, cosa che pu\u00f2 determinare in quella persona una <em>destabilizzazione<\/em> pi\u00f9 o meno importante.<\/p>\n<p><strong>Aldo,<\/strong> mentre stava uscendo dal suo ufficio, si ritrov\u00f2 all\u2019improvviso pervaso dal pensiero: \u201cSe non chiudo bene tutte le porte e le finestre succeder\u00e0 qualcosa di imprevedibile\u201d. Aldo torn\u00f2 indietro e fece il controllo di porte e finestre che, in cuor suo, sapeva benissimo di aver chiuso con attenzione.<\/p>\n<p>La prima volta che questo fenomeno apparve, egli non gli diede molta importanza, poi, quando questo pensiero cominci\u00f2 ad insinuarsi ogni volta che usciva dallo studio anche solo per bere un caff\u00e8, costringendolo a tornare indietro, a controllare porte e finestre, non una, ma pi\u00f9 volte di seguito e pi\u00f9 volte al giorno, si rese conto che la sua vita lavorativa e di relazione cominciava ad essere compromessa. Stava male ogni volta che doveva prendere un appuntamento con qualcuno, \u00a0perch\u00e9 temeva di arrivare in ritardo, visti i <em>controlli compulsivi<\/em> cui si sentiva costretto. Questo fenomeno lo <em>imbarazzava a pi\u00f9 livelli<\/em>, in quanto, oltre a non capire che cosa gli stesse succedendo,<\/p>\n<p>Aldo non si riconosceva pi\u00f9 nella persona che sembrava essere diventato: arrivava in ritardo, lui, che era sempre stato puntualissimo e precisissimo!<\/p>\n<p>Un collega di lavoro lo accompagn\u00f2 da noi. Venne al nostro Centro <em>poco motivato<\/em>, pi\u00f9 che altro per <em>compiacere il collega<\/em>, convinto che <em>nessuno avrebbe potuto aiutarlo<\/em>. Era molto <em>imbarazzato<\/em>, si <em>vergognava <\/em>a raccontare ci\u00f2 che gli stava succedendo, si sentiva uno <em>stupido,<\/em> perch\u00e9 si rendeva conto perfettamente della <em>discrepanza<\/em> esistente tra la <em>sua capacit\u00e0 cognitiva razionale<\/em> e l\u2019<em>irrazionalit\u00e0<\/em> di certi <em>pensieri<\/em> e delle <em>azioni<\/em> che vi facevano seguito. La prima cosa che lo tranquillizz\u00f2 fu sapere che i fenomeni che succedevano a lui, succedevano anche ad altri; ebbe la <em>certezza di non essere matto n\u00e9 stupido<\/em> e che <em>non si trattava di una questione di intelligenza<\/em>, ma che, probabilmente, aveva a che fare con un certo tipo di <em>funzionamento emotivo e relazionale<\/em>. Questo discorso gli parve difficile all\u2019inizio, ma accett\u00f2 di affrontare un <em>breve percorso terapeutico<\/em> con uno <em>psicoterapeuta<\/em> esperto di <em>ossessioni e compulsioni<\/em>, focalizzato sui <em>fatti concreti che gli succedevano<\/em>. Sapere che non doveva parlare troppo di s\u00e9 e che poteva concentrarsi su ci\u00f2 che gli stava accadendo, fu un sollievo per lui, per cui accett\u00f2 la cura. Scopr\u00ec cose interessanti del suo modo di mettersi in relazione con gli altri e, in 6 mesi, fu in grado di <em>gestire<\/em> abbastanza bene le <em>ossessioni ricorrenti <\/em>e le <em>compulsioni ad agire<\/em>.<\/p>\n<h2><strong>Che cos\u2019\u00e8 il Disturbo ossessivo compulsivo? Quali sono i sintomi?<\/strong><\/h2>\n<p>Quando <em>ossessioni<\/em> e <em>compulsioni<\/em> hanno luogo per un tempo sufficientemente lungo (qualche settimana), sono apparentemente slegate dall\u2019andamento quotidiano della vita ed emergono con un crescendo progressivo in intensit\u00e0 e malessere, probabilmente siamo in presenza di un Disturbo ossessivo compulsivo (in sigla DOC).<\/p>\n<p>Esso \u00e8 considerato un disturbo patologico complesso che i \u00a0manuali di psicologia e di psichiatria, bench\u00e9 attraverso definizioni diverse, riconoscono come un <em>disturbo d\u2019ansia<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 un disturbo che pu\u00f2 presentarsi in diverse fasce d\u2019et\u00e0, dall\u2019infanzia all\u2019et\u00e0 adulta e tardo-adulta e che assume significati diversi, in base ad una serie di variabili: il contesto in cui si manifesta, la storia personale ed emotivo-relazionale della persona, l\u2019et\u00e0 del soggetto e altre ancora.<\/p>\n<p>I <em>sintomi<\/em> attraverso cui si manifesta sono, primariamente, le <em>ossessioni <\/em>e le <em>compulsioni<\/em>, spesso accompagnate da qualche altro disagio, dovuto per esempio a <em>disturbi del sonno, ansia<\/em> e <em>agitazione<\/em>, <em>difficolt\u00e0 ad affrontare il lavoro o le azioni quotidiane<\/em>, <em>stanchezza<\/em>, <em>paura di impazzire, disturbi psicosomatici, ipocondria<\/em> (paura di avere una malattia o pi\u00f9 di una), ecc.<\/p>\n<h2><strong>Come si cura un disturbo ossessivo compulsivo?<\/strong><\/h2>\n<p>Essendo un <em>disturbo d\u2019ansia<\/em>, esso va affrontato in una logica di <em>ricerca della fonte dell\u2019ansia. <\/em><\/p>\n<p>Per fare questo \u00e8 necessario <em>parlare con la persona<\/em>, <em>capire<\/em> insieme a lei <em>come si muove nel mondo<\/em>, <em>come si relaziona con la gente, con gli oggetti e nelle diverse situazioni <\/em>, per indagare se vi siano elementi che facciano pensare <em>a cause o eventi precipitanti. <\/em>Questo pu\u00f2 avere luogo solo con <em>colloqui <a href=\"https:\/\/www.centropsicologiaemedicina.it\/psicologo\/psicologia-e-psicoterapia\/\">psicologici<\/a> e\/o psichiatrici clinici. <\/em><\/p>\n<p>La <em>psicoterapia<\/em> permetter\u00e0 in seguito di approfondire tutti quegli aspetti che hanno a che fare con le <em>modalit\u00e0 disfunzionali del paziente<\/em>, laddove esse si siano manifestate in relazione a <em>eventi scatenanti<\/em>, all\u2019interno dei <em>colloqui clinici<\/em> e nell\u2019elencazione dei <em>sintomi<\/em>, da parte del paziente stesso e\/o di chi lo accompagna.<\/p>\n<p>A volte pu\u00f2 essere utile anche un <em>supporto farmacologico<\/em>, soprattutto quando l\u2019<em>esordio sia stato improvviso e destabilizzante<\/em> e\/o quando la persona sia particolarmente provata. In casi come questo la <em>farmacoterapia<\/em>, come coadiuvante della <em>psicoterapia<\/em>, \u00a0pu\u00f2 aiutare il soggetto ad affrontare con maggior serenit\u00e0 l\u2019i<em>rruenza improvvisa dei sintomi <\/em>e la<em> relativa intrusivit\u00e0.<\/em><\/p>\n<h2><strong>Importanza della diagnosi<\/strong><\/h2>\n<p>Prima viene <em>riconosciuto <\/em>il Disturbo ossessivo compulsivo e prima lo si <em>affronta<\/em>, migliori sono i <em>benefici di cura.<\/em> Essendo un disturbo su <em>base ansiosa<\/em>, infatti, esso tende a <em>cronicizzare<\/em> se non curato in tempo.<\/p>\n<p>Nel nostro Centro ci occupiamo da anni di questo genere di disturbo e siamo in grado, gi\u00e0 in una seduta, di individuare alcuni elementi che possano essere immediatamente utili al soggetto per inquadrare il suo disturbo e i relativi sintomi.<\/p>\n<p>Non esitate a contattarci, la prima seduta \u00e8 gratuita e potrete gi\u00e0 trarne giovamento.<\/p>\n<p>Non aspettate di stare troppo male, chiamateci al numero 380 341 77 48 oppure contattateci all\u2019indirizzo <a href=\"mailto:info@centropsicologiaemedicina.it\">info@centropsicologiaemedicina.it<\/a>, spiegandoci la vostra situazione. Vi daremo una risposta in tempi brevi o vi fisseremo un appuntamento: la prima consultazione non vi costa nulla.<\/p>\n<h2><strong>Come curare un bambino che esprima un disturbo ossessivo compulsivo?<\/strong><\/h2>\n<p>I bambini, in genere, sono come le <em>cartine di tornasole<\/em> e danno indicazioni molto precise su <em>come funziona una famiglia<\/em>, nel senso che, come la cartina di tornasole \u00e8 in grado di darci indicazioni circa i livelli di <em>acidit\u00e0<\/em> e di <em>basicit\u00e0<\/em> di un composto, allo stesso modo un <em>bambino con sintomi ossessivi e compulsivi<\/em>, che non abbia in atto altre patologie organiche, \u00e8 in grado di darci indicazioni sui <em>livelli di ansia presenti in famiglia<\/em>.<\/p>\n<p>Bisogna quindi <em>escludere che il bambino abbia in corso una patologia organica<\/em>, ragione per cui, se i genitori sono improvvisamente preoccupati per l\u2019esordio di qualche sintomo non presente prima, noi suggeriamo di portarlo in <em>prima visita dal suo pediatra<\/em>. A volte, infatti, soprattutto in fase prepuberale, un\u2019 <em>infezione batterica<\/em>, ad esempio da <em>streptococco<\/em>, che nulla ha a che vedere con il disturbo ossessivo compulsivo o simili, pu\u00f2 dare per\u00f2 una sintomatologia che allerta i genitori e che pu\u00f2 presentarsi sotto forma di <em>movimenti ripetitivi e strani<\/em>, di <em>iperattivit\u00e0 motoria, <\/em>cui si pu\u00f2 accompagnare un <em>abbassamento del rendimento scolastico. <\/em>A maggior ragione quindi va approfondita l\u2019indagine clinico-medica, laddove, apparentemente, in famiglia non vi sono motivi per pensare che il bambino stia passando un periodo di ansia particolare, legata a fatti familiari.<\/p>\n<p><em>Escludere<\/em>, dunque, eventuali altre <em>cause organiche<\/em>, \u00e8, abbiamo detto, il primo passaggio d\u2019obbligo che i genitori devono fare; dopo di che, si pu\u00f2 allora entrare nel merito della sintomatologia espressa dal bambino, cercando di <em>comprenderla in chiave psicologica<\/em>.<\/p>\n<p>Se una famiglia \u00e8 <em>sempre in ansia<\/em>, \u00e8 pi\u00f9 facile che lo sia anche un bambino. La comparsa di <em>sintomi di tipo ossessivo e compulsivo<\/em> potrebbero essere, allora, l\u2019espressione evidente dei <em>vissuti <\/em>del bambino all\u2019interno di quella famiglia.<\/p>\n<p>Se una famiglia, invece, sta solo passando un periodo difficile e traumatico e l\u2019ansia, che prima non era cos\u00ec frequente e invasiva, \u00e8 ora invece sempre presente, allora bisogna tenerne conto, perch\u00e9 essa \u00a0potrebbe essere verosimilmente legata agli eventi storici contingenti e quindi, probabilmente, risolvibile in tempi pi\u00f9 brevi.<\/p>\n<p>Alle luce di quanto detto sopra, appare chiaro quindi che, perch\u00e9 un bambino in preda ad ossessioni e\/o compulsioni o con un disturbo conclamato pi\u00f9 grave, possa giovarsi di miglioramenti, bisogna che ci si prenda cura dell\u2019intero nucleo familiare.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 il soggetto \u00e8 piccolo, maggiori sono le probabilit\u00e0 che la sintomatologia scompaia. L\u2019importante \u00e8 non perdere tempo, ma affrontare con <em>determinazione<\/em> e con <em>costanza<\/em> un percorso terapeutico orientato alla <em>comprensione dei fenomeni in atto<\/em>.<\/p>\n<p>Se viene preso in cura tutto il nucleo familiare, il bambino star\u00e0 subito meglio.<\/p>\n<p>Nel nostro Centro siamo in grado di offrire percorsi di cura che possano coinvolgere l\u2019intera famiglia senza diventare troppo impegnativi e onerosi.<\/p>\n<p>Di <em>comune accordo con i soggetti<\/em>, che desiderino essere presi in carico, verranno fatte <em>valutazioni specifiche<\/em>, orientate al raggiungimento di <em>obiettivi definiti e controllabili<\/em>, affinch\u00e9 non solo i terapeuti, ma anche i pazienti, siano in grado di <em>monitorarne l\u2019andamento<\/em>.<\/p>\n<p><em>Terapeuta e paziente insieme<\/em> oppure <em>terapeuti e nucleo familiare insieme<\/em>, costituiscono, secondo noi, la <em>forza di lavoro<\/em> necessaria ad uscire dalle <em>fasi acute<\/em> della varie forme di Disturbo ossessivo compulsivo e ad arrivare alla<em> comprensione della sintomatologia.<\/em><\/p>\n<h2><strong>Disturbo ossessivo compulsivo e rituali<\/strong><\/h2>\n<p>I <em>rituali <\/em>sono <em>azioni mentali e\/o comportamentali<\/em> che, in genere, <em>si manifestano in risposta alle ossessioni<\/em> e che, per certi aspetti, rappresentano un <em>tentativo di cura dell\u2019ossessione stessa<\/em>. Lavare le mani con <em>frequenza maniacale,<\/em> per non correre il rischio di essere infettati da qualcosa, \u00e8 un esempio di rituale che, nel momento in cui viene attuato, d\u00e0 sollievo al soggetto, ma a lungo andare, rende il problema pi\u00f9 complesso e ne impedisce la soluzione.<\/p>\n<p>In altri casi il rituale si manifesta pi\u00f9 sotto forma di un pensiero o di una sequenza di pensieri in risposta ad uno stimolo ossessivo.<\/p>\n<p><strong>Marina<\/strong>, dopo pi\u00f9 di un anno di cura, finalmente riusc\u00ec a svelare alla sua terapeuta, e a se stessa, la sequenza di pensieri da cui le capitava di essere ancora pervasa. Nonostante dichiarasse di sentirsi sciocca e, per un certo periodo avesse temuto di impazzire, raccont\u00f2 che le era capitato tempo addietro, di fare fantasie malefiche su qualcuno, dopodich\u00e9, per evitare il castigo divino, si metteva a recitare una lunga lista di preghiere. A parte la fatica di star dietro ad un rituale cos\u00ec articolato e complesso, che, nel tempo, si era sempre pi\u00f9 complicato, c\u2019era il vero problema che la attanagliava: Marina non poteva intraprendere amicizie n\u00e9 conoscenze, perch\u00e9 parlare con le altre persone le avrebbe impedito di iniziare il suo rituale, nel momento in cui le fosse arrivato il <em>pensiero malefico<\/em>. Considerava <em>il luogo della terapia l\u2019unico luogo protetto<\/em>, in cui, se anche tale pensiero si fosse insinuato, sarebbe risultato inefficace. E, con questa premessa, riusc\u00ec ad affrontare finalmente il suo pensiero malefico.<\/p>\n<h2><strong>Si guarisce dal disturbo ossessivo compulsivo?<\/strong><\/h2>\n<p>Nella maggior parte dei casi il <em>disturbo ossessivo compulsivo<\/em>, le <em>ossessioni<\/em> e le <em>compulsioni<\/em> hanno a che fare con il <em>modo di funzionare<\/em> di una persona. Un <em>modo<\/em> che si \u00e8 <em>organizzato e strutturato <\/em>nel soggetto che ne \u00e8 portatore<em>, <\/em>all\u2019interno di un certo <em>contesto familiare e ambientale, <\/em>a volte in anni, altre volte in decenni<em>.<\/em><\/p>\n<p>Questo comporta che, pi\u00f9 una persona \u00e8 <em>giovane<\/em>, maggiori sono le probabilit\u00e0 di <em>remissione completa del disturbo<\/em>. Trattandosi, tuttavia, di un <em>disturbo su base ansiosa<\/em>, che, come gi\u00e0 detto, \u00e8 condizionato molto anche dall\u2019<em>ambiente<\/em> in cui il soggetto vive, se le condizioni ambientali non cambiano e il soggetto continua a vivere in quell\u2019ambiente per lui molto a rischio, i sintomi, verosimilmente, torneranno ben presto a ricomparire.<\/p>\n<p>Intervenire con processi di cura su una persona adulta, magari con una <em>personalit\u00e0 fortemente strutturata e organizzata, <\/em>\u00e8 certamente possibile, a condizione che si operi con una maggior gradualit\u00e0, perch\u00e9 la persona, verosimilmente, presenter\u00e0 caratteristiche di maggior <em>rigidit\u00e0<\/em>. Infatti, nonostante possa accusare gravi sofferenze, per la presenza di un disturbo ossessivo compulsivo, magari anche molto ingombrante, e <em>dichiari con forza di voler star meglio<\/em>,\u00a0 <em>con altrettanta forza opporr\u00e0 resistenza<\/em> al fatto di <em>mollare<\/em> le sue tensioni interne. Come se la persona fosse combattuta, a sua insaputa, da <em>forze sconosciute e contrarie<\/em>.<\/p>\n<p>Pertanto, affrontare un percorso terapeutico con una persona adulta, significa lavorare in un\u2019ottica pi\u00f9 orientata alla <em>gestione dei sintomi<\/em>, piuttosto che alla loro totale scomparsa.<\/p>\n<h2><strong>Fattori che possono favorire la cura di un Disturbo ossessivo compulsivo<\/strong><\/h2>\n<p>I fattori che predispongono il soggetto a sfruttare al massimo le condizioni di cura sono generalmente le seguenti:<\/p>\n<ul>\n<li>la <em>capacit\u00e0 di accettare<\/em> di avere un disturbo<\/li>\n<li>la <em>disponibilit\u00e0 ad affidarsi<\/em> all\u2019\u00e9quipe curante<\/li>\n<li>l\u2019<em>umilt\u00e0<\/em> di riconoscere di <em>essere meno perfetti di quanto si pensasse<\/em><\/li>\n<li>la <em>capacit\u00e0 di elencare i propri difetti<\/em><\/li>\n<li>il desiderio<em> di sperimentare suggerimenti e consigli comportamentali<\/em><\/li>\n<li>la <em>disponibilit\u00e0 a mettere in discussione credenze e principi<\/em> che si siano evidenziati disfunzionali (ad esempio il principio \u201cuna cosa o la si fa bene o non la si fa!\u201d. Non avete mai pensato che potrebbero esserci altre possibilit\u00e0?)<\/li>\n<li>il <em>coraggio di essere meno rigidi<\/em><\/li>\n<li>il <em>coraggio di accettare critiche<\/em> senza sentirsi andare in frantumi<\/li>\n<\/ul>\n<p>Ci capita di incontrare persone che, nonostante una diagnosi e una prognosi iniziali un po\u2019 \u201cpesanti\u201d, traggono invece <em>vantaggi e giovamenti\u00a0 inaspettati ed evidenti<\/em>, in poco tempo, dall\u2019inizio della psicoterapia.<\/p>\n<p>Ci sembra di poter dire che si tratta di persone che, nonostante il Disturbo e nonostante una certa <em>rigidit\u00e0 di pensiero,<\/em> forse perch\u00e9 hanno a che fare con abitudini di vita e\/o condizioni lavorative in cui sono <em>obbligate<\/em> ad usare le proprie <em>competenze intellettive<\/em> per <em>analizzare situazioni <\/em>e\/o per<em> risolvere problemi<\/em> o forse perch\u00e9 sono abituate a dover <em>far fronte quotidianamente a situazioni varie e imprevedibili<\/em>, nonostante negli anni abbiano accumulato ansia e sintomi, hanno comunque mantenuto parti di s\u00e9 inaspettatamente <em>elastiche, <\/em>cosa, questa, che facilita enormemente i processi di cura.<\/p>\n<p>Se vi sentite fra le persone appena descritte, sappiate che potreste avere buone speranze di miglioramenti, in caso vi trovaste in preda ad un Disturbo ossessivo compulsivo. Potreste giovarvi molto di un <em>percorso mirato di psicoterapia,<\/em> eventualmente coadiuvato da un <em>supporto farmacologico<\/em>.<\/p>\n<p>Vi sconsigliamo, invece, di affidarvi solo ai farmaci, in quanto, in base alla nostra esperienza, possiamo garantirvi che non \u00e8 sufficiente: il disturbo riapparirebbe non appena abbandonaste i farmaci, in tutta la sua intensit\u00e0 ed irruenza e la <em>sensazione di impotenza<\/em>, di <em>perdita di speranza<\/em> e di <em>mortificazione<\/em>, che rischiereste di sperimentare, sarebbero davvero brutali.<\/p>\n<p>Venite a trovarci se avete dei dubbi! Saremo in grado di dirvi, in tempi brevi, come <em>funziona <\/em>la vostra personalit\u00e0, rispetto all\u2019essere portatori di un disturbo ossessivo compulsivo.<\/p>\n<p>La prima consultazione per un colloquio conoscitivo e di inquadramento diagnostico \u00e8 gratuita.<\/p>\n<p>Chiamateci al numero 380 341 77 48 oppure contattateci all\u2019indirizzo <a href=\"mailto:info@centropsicologiaemedicina.it\">info@centropsicologiaemedicina.it<\/a>, spiegandoci la vostra situazione. Vi daremo una risposta in tempi brevi o vi fisseremo un appuntamento.<\/p>\n<p>Ma, soprattutto, non aspettate di stare troppo male, n\u00e9 lasciate passare troppo tempo, \u00e8 peggio.<\/p>\n<h2><strong>Fattori che ostacolano la cura di un disturbo ossessivo compulsivo <\/strong><\/h2>\n<p>Spesso una persona con un disturbo ossessivo compulsivo \u00e8 portatrice, a sua stessa insaputa, di una grossa <em>ambivalenza<\/em>:<\/p>\n<ul>\n<li>da una lato ci chiede di essere curata quanto prima; anzi, pi\u00f9 sta male, pi\u00f9 si dichiara disponibile a mettersi in cura;<\/li>\n<li>dall\u2019altro, paradossalmente, fa fatica ad accettare le cure e ad affidarsi a chi si prende cura di lei<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>Perch\u00e9 succede questo?<\/strong> Perch\u00e9, come abbiamo gi\u00e0 accennato sopra, una persona con un disturbo ossessivo compulsivo, da un punto di vista generale, \u00e8 una <em>persona che funziona in modo un po\u2019 rigido<\/em>; pertanto qualsiasi <em>cambiamento<\/em>\u00a0 rischia di mandarla <em>fortemente in crisi<\/em>; perci\u00f2 se, da un lato, vorrebbe <em>cambiare <\/em>perch\u00e9 sta troppo male, dall\u2019altro <em>non riesce ad affidarsi <\/em>ai curanti, cio\u00e8 a chi potrebbe, insieme a lei, rendersi artefice di quei <em>cambiamenti necessari a star meglio<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Che fare?<\/strong> Per ovviare a questi <em>ostacoli <\/em>e per mettere le persone che si rivolgono a noi, in condizione di <em>poter essere i primi artefici dei cambiamenti auspicati<\/em>, facendo in modo che esse stesse, in prima persona, possano, per cos\u00ec dire, <em>tenere il controllo<\/em> di ci\u00f2 che vanno maturando, noi proponiamo, nel nostro Centro, <em>percorsi per obiettivi<\/em>, che siano <em>raggiungibili,<\/em> <em>visibili <\/em>e <em>monitorabili<\/em> dai pazienti stessi.<\/p>\n<p>La nostra esperienza ci rende <strong>sicuri nella verifica dei processi terapeutici e rassicura i pazienti<\/strong> che ci chiedono la presa in carico.<\/p>\n<h2><strong>Perch\u00e9 nei giovani il disturbo ossessivo compulsivo \u00e8 pi\u00f9 facilmente risolvibile?<\/strong><\/h2>\n<p>Se una persona \u00e8 giovane e si mette in cura, \u00e8 pi\u00f9 facile che riesca ad affrontare il disturbo in tempi abbastanza brevi: con l\u2019aiuto di uno <em>psicoterapeuta<\/em> e, se necessario, di un <em>supporto farmacologico<\/em>, il disturbo pu\u00f2 essere affrontato e ridimensionato o, almeno, diventare assolutamente gestibile.<\/p>\n<p>Questo avviene perch\u00e9 una persona giovane \u00a0\u00e8 pi\u00f9 propensa ad accettare cambiamenti e\/o vi si adatta con meno fatica di un adulto. Pertanto, laddove un adulto pu\u00f2 provare molta ansia quando deve abbandonare modalit\u00e0 comportamentali e rituali abitudinari e stereotipati, ma consolidati negli anni che, bench\u00e9 disfunzionali, fanno comunque ormai parte del suo modo di vivere e di muoversi nel mondo, un giovane fa molto meno fatica ad andare incontro a cambiamenti del suo modo di essere, poich\u00e9 il suo pensiero e i suoi comportamenti sono ancora sufficientemente <em>elastici.<\/em><\/p>\n<p>Quindi intervenire in tempo, significa intervenire <em>prima <\/em>che la struttura dei pensieri ossessivi e delle compulsioni ad agire, diventi parte significativa della personalit\u00e0 di un soggetto. Pi\u00f9 il soggetto \u00e8 avanti negli anni, pi\u00f9 \u00e8 difficile sradicarla.<\/p>\n<p>Pertanto laddove il <em>Disturbo Ossessivo Compulsivo<\/em> e le <em>Ossessioni <\/em>si siano instaurate da molti anni, la terapia rischia di protrarsi pi\u00f9 in l\u00e0 nel tempo!\u00a0 Ragione per cui noi consigliamo a tutti coloro che sono portatori in questo momento di un disturbo ossessivo compulsivo, di <strong>non aspettare altro tempo<\/strong> a mettersi in cura, perch\u00e9 il tempo che passa non risolve nulla, anzi, generalmente <strong>peggiora la sintomatologia<\/strong>.<\/p>\n<p>Con questo genere di disturbi la <em>prognosi<\/em> (in questo caso \u00e8 l\u2019andamento nel tempo del disturbo e la prospettiva di guarigione) e gli <em>obiettivi della terapia<\/em> sono strettamente connessi:<\/p>\n<ul>\n<li>pi\u00f9 un soggetto \u00e8 giovane, pi\u00f9 si punter\u00e0 a far scomparire i sintomi<\/li>\n<li>pi\u00f9 sale l\u2019et\u00e0, pi\u00f9 \u00e8 utile orientare la terapia verso una miglior gestione dei sintomi<\/li>\n<\/ul>\n<h2><strong>Ossessioni e compulsioni: il rovescio della medaglia<\/strong><\/h2>\n<p>Le persone che esprimono modalit\u00e0 di funzionamento di tipo ossessivo sono spesso, bisogna dirlo, degli <em>ottimi organizzatori<\/em>.<\/p>\n<p>Sono persone che, nonostante si presentino piuttosto <em>pignole <\/em>e<em> meticolose<\/em>, sono per\u00f2 molto <em>precise<\/em>, <em>ordinate<\/em>, <em>capaci di controllare<\/em> una quantit\u00e0 di situazioni, sia lavorative che familiari.<\/p>\n<p>Il <em>difetto<\/em> sta nel fatto che questi individui tendono ad essere molto <em>rigidi<\/em>, a <em>non riuscire a fidarsi<\/em> <em>degli altri, ad avere la necessit\u00e0 di tenere tutto sotto controllo <\/em>e, pertanto, non riescono a <em>farsi aiutare<\/em> dagli altri. Ci\u00f2 comporta, come primario svantaggio, \u00a0l\u2019apparente mancanza di quell\u2019<em>elasticit\u00e0<\/em> che serve a <em>vivere in modo meno ansioso<\/em>, per cui il risultato \u00e8 che, ci\u00f2 che potrebbe essere un pregio, diventa un difetto, con cui anche i familiari e gli amici si trovano a doverci fare il conto.<\/p>\n<p>Al <em>lavoro <\/em>tendono a <em>non delegare mai<\/em> alcun compito ai sottoposti o ad altri e a farsi carico in prima persona non solo di tutti quegli aspetti che ritengono di loro stretta competenza, ma anche di parti marginali che temono, altrimenti, vengano svolte male.<\/p>\n<p>In <em>famiglia <\/em>tendono a voler decidere e a controllare le varie situazioni e sentono la necessit\u00e0 di doversene far carico.<\/p>\n<p>L\u2019impegno che certe persone profondono in ci\u00f2 che fanno (indipendentemente dal fatto che si possa o non, condividerne il senso), \u00e8 spesso un <em>impegno <\/em>che comporta, per la persona che ne \u00e8 artefice, un <em>elevato dispendio di energie<\/em>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 raro che queste persone accusino <em>mal di testa<\/em>, specie in fine di settimana, <em>disturbi a carico del sistema gastro-intestinale <\/em>o altre <em>forme di origine psicosomatica<\/em>.<\/p>\n<h2><strong>Perch\u00e9 insorge un\u00a0 disturbo ossessivo compulsivo?<\/strong><\/h2>\n<p>Non esistono conoscenze sufficienti a determinare quali possano essere le cause dell\u2019insorgere di un Disturbo ossessivo compulsivo. Piuttosto sarebbe meglio parlare in termini di <em>fattori di rischio<\/em>.<\/p>\n<p>E\u2019 possibile che, gi\u00e0 nella <em>prima infanzia<\/em>, una persona che si sia trovata catapultata in <em>situazioni complesse<\/em>, in cui possa aver <em>sperimentato livelli di ansia molto forti<\/em> o aver provato <em>momenti di angoscia profonda<\/em> e aver <em>temuto di perdere il controllo<\/em> di ci\u00f2 che stava succedendo, abbia messo in atto <em>strategie difensive<\/em> che le permettessero di <em>tollerare l\u2019ansia<\/em>.<\/p>\n<p>Sulla base di questa ipotesi, l\u2019allora bambino, grazie alla messa in atto di <em>comportamenti di tipo difensivo<\/em>, allo scopo di <em>controllare,<\/em> per quanto possibile, una <em>situazione di incertezza<\/em> e per tamponare l\u2019incombere dei <em>sensi di colpa <\/em>ad essa collegati, avrebbe trovato il modo, l\u00e0 e allora, di sopravvivere al meglio nel <em>marasma dell\u2019instabilit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Potrebbe avere messo in atto<em> rituali<\/em>, <em>pensieri magici<\/em> o di tipo <em>superstizioso<\/em>, <em>religiosi <\/em>e simili, necessari, in particolare allora, ad aiutare il bambino a <em>tenere sotto controllo<\/em> le vicende della sua quotidianit\u00e0.<\/p>\n<p>Se andiamo avanti con questa ipotesi e immaginiamo che nessun adulto sia intervenuto a <em>rassicurare <\/em>il bambino, ad <em>accogliere le sue ansie<\/em>, a <em>tranquillizzarlo<\/em> e ad <em>alleviarlo dal malessere persistente e dai sensi di colpa<\/em>, i comportamenti sopra descritti potrebbero essersi <em>incistati <\/em>ed aver cos\u00ec costituito il <em>nucleo originario<\/em> sulla base del quale, magari successivamente, si sarebbe originato un disturbo vero e proprio.<\/p>\n<p><strong>Enrico<\/strong>, 8 anni ci venne portato dalla mamma che lo vedeva spesso fare giochi ripetitivi e per lei incomprensibili. Riuscimmo a capire che, da quando, due anni prima, era nato il fratellino, Enrico aveva <em>paura di perdere l\u2019amore della mamma<\/em>. Aveva avuto inizialmente aperte <em>manifestazioni di odio<\/em> verso il piccolo, subito <em>represse<\/em> dalle <em>sgridate autoritarie del padre<\/em> e dalla <em>rigidit\u00e0 della madre<\/em>. Nessuno dei due genitori aveva mai cercato di <em>capire realmente cosa provasse Enrico<\/em> quando dichiarava di voler \u201cbuttare il fratellino a mare\u201d. Enrico aveva cos\u00ec smesso di dichiarare ad alta voce il suo odio verso il fratello, cominciando via via a chiudersi in un <em>mondo autocentrato<\/em>, in cui si limitava ad <em>ubbidire <\/em>alle indicazioni genitoriali senza per\u00f2 <em>mai dare segno di fiducia<\/em> e di <em>desiderio di partecipazione.<\/em> Aveva iniziato a fare <em>giochi ossessivi<\/em>, all\u2019interno dei quali la mamma aveva individuato, dai movimenti della bocca, il fatto che il bambino parlava fra s\u00e9 e s\u00e9. Inizialmente la mamma pensava si trattasse del modo tipico dei bambini di parlare con gli oggetti e i personaggi di fantasia, ma ben presto cominci\u00f2 a rendersi conto che c\u2019era qualcosa che non andava. Prendemmo in cura Enrico e ci accorgemmo che egli in realt\u00e0<em> non giocava<\/em>: era terribilmente <em>condizionato<\/em> dalla presenza del fratellino e dall\u2019<em>assenza della madre <\/em>che, bench\u00e9 spesso fisicamente presente in casa, non era in grado di <em>capire il bambino<\/em>. In gergo dovremmo parlare di una <em>madre poco empatica<\/em> che credeva, a sua stessa insaputa, che fosse <em>Enrico a dover capirla<\/em> e ad <em>adattarsi<\/em> ai suoi <em>bisogni<\/em>.<\/p>\n<p>Come psicosocioanalisti, andammo ad analizzare la frase di Enrico, che voleva \u201cbuttare il fratellino a mare\u201d e scoprimmo che, dentro quella frase, pronunciata con sofferenza, c\u2019era anche la parola \u201ca-mare\u201d che Enrico non riusciva pi\u00f9 a maneggiare con pertinenza. A poco a poco il significato di \u201camare\u201d si stava trasformando in qualcosa di contrario.<\/p>\n<p>Quando restituimmo ai genitori il <em>quadro clinico<\/em> che avevamo scoperto e suggerimmo in particolare alla madre, la necessit\u00e0 di una sua presenza pi\u00f9 efficace e pi\u00f9 assidua, la mamma fu in grado, nonostante le sue <em>difficolt\u00e0 caratteriali oggettive<\/em>, di <em>rassicurare Enrico<\/em>, di <em>accoglierlo fra le sue braccia<\/em> e di <em>metterlo al centro della sua attenzione<\/em> per un <em>tempo quantitativamente e qualitativamente pi\u00f9 adeguato <\/em>rispetto a prima.<\/p>\n<p><strong>Tuttavia Enrico corre un rischio<\/strong>: quello di <em>perdere un\u2019altra volta l\u2019attenzione della mamma<\/em> che, essendo una <em>persona piuttosto fragile,<\/em> e tuttavia <em>rigida,<\/em> quando ha un problema personale, <em>sente e percepisce solo se stessa<\/em>. Enrico \u00e8 a rischio, pertanto, di sperimentare in famiglia altre <em>crisi d\u2019ansia<\/em>, legate probabilmente, per buona parte, a come sta e a <em>come funziona la mamma<\/em> e, per altri aspetti, a <em>come \u00e8 fatto lui<\/em>. Quello che possiamo dire con una discreta certezza, \u00e8 che, avendo Enrico gi\u00e0 attuato e sperimentato nella sua giovane et\u00e0, <em>modalit\u00e0 difensive di tipo ossessivo<\/em>, possa andare, per cos\u00ec dire, a <em>ripescarle<\/em> ogni volta che gli capiti di trovarsi di nuovo in una situazione di <em>ansia elevata<\/em>, in cui possa riprovare il vissuto di <em>sentirsi da solo<\/em> o<em> abbandonato<\/em> e in cui <em>tema di perdere il controllo<\/em> di ci\u00f2 che gli sta succedendo. Se i <em>genitori<\/em> non saranno sufficientemente <em>attenti <\/em>e <em>capaci <\/em>di mettersi in <em>sintonia con le emozioni del bambino<\/em> e con le sue <em>paure<\/em>, il rischio che Enrico sviluppi, crescendo, modalit\u00e0 di funzionamento di tipo ossessivo, \u00e8 alto. Stando alle statistiche, in una percentuale stimata tra il 5 e 10%, il disturbo ha un decorso gradualmente ingravescente.<\/p>\n<h2><strong>Come vive e lavora una persona con un Disturbo ossessivo compulsivo?<\/strong><\/h2>\n<p>E\u2019 difficile poter dare una risposta esauriente: ogni individuo reagisce in maniera soggettiva ed ogni tipologia di disturbo si presenta con sfaccettature diverse per ogni persona che ne sia soggetta. Quello che si pu\u00f2 dire \u00e8 che, essendo il disturbo ossessivo compulsivo, un <em>disturbo raramente episodico<\/em>, una volta che si manifesta, nella maggior parte dei casi <em>tende a ricomparire<\/em> e, nel peggiore dei casi, a <em>cronicizzarsi<\/em>.<\/p>\n<p>In caso si cronicizzi, non si deve tuttavia pensare che la persona che ne sia soggetta, debba vivere con i sintomi sempre presenti e sempre espressi. Sperimenter\u00e0 piuttosto un\u2019alternanza di fasi: alcune di miglioramento, altre di peggioramento.<\/p>\n<p>Se il Disturbo ossessivo compulsivo esordisce in et\u00e0 giovanile, data la lunga aspettativa di vita attuale, bisogna tener conto del fatto che la persona potrebbe avere bisogno, durante la sua vita e a pi\u00f9 riprese, di un <em>monitoraggio terapeutico<\/em>, che possa, in qualche modo, <em>interrompere <\/em>o <em>prevenire<\/em> le fasi di peggioramento.<\/p>\n<p>A questo scopo, nel nostro Centro abbiamo specifici <em>gruppi terapeutici<\/em>, con <em>obiettivi ben definiti<\/em>, che servono proprio allo scopo di <em>prevenire<\/em> e\/o <em>tamponare<\/em> situazioni di crisi incombenti, in modo da evitare che il paziente, durante la sua vita lavorativa, si trovi, a pi\u00f9 riprese, a dover affrontare <em>momenti di crisi<\/em> o una <em>fase peggiorativa<\/em>, che potrebbero rischiare di <em>destabilizzarlo<\/em>.<\/p>\n<p>Quando ci\u00f2 succede, il soggetto in genere ha bisogno di <em>assistenza<\/em> e magari, per un certo periodo, potrebbe <em>lavorare in modo discontinuo<\/em>! Le ripercussioni di tutto ci\u00f2 in <em>famiglia<\/em>, sono spesso un <em>carico eccessivo per il coniuge e per\u00a0 i figli. <\/em>Si pu\u00f2 ben capire, dunque, quali possano essere, a lungo andare, i <em>costi economico-familiari e sociali<\/em> interconnessi, che interessano una persona, portatrice di un disturbo ossessivo compulsivo, la sua famiglia e il suo entourage amicale.<\/p>\n<p>Per prevenire e, se possibile, evitare i momenti di crisi, che, dal nostro punto di vista, sono sempre da ritenere esperienze molto disturbanti e sgradevoli, suggeriamo di non trascurare mai quegli elementi premonitori che segnalano l\u2019incombere di un momento difficile.<\/p>\n<p>Pertanto, se avete un dubbio, parlatene con qualcuno che si intenda di Disturbi ossessivi compulsivi, perch\u00e9 sapr\u00e0 darvi delle dritte, utili a tamponare le crisi. Nel dubbio, informatevi, altrimenti vi mettete a <em>rischio di costruirvi un\u2019idea della vostra identit\u00e0<\/em>, come di <em>qualcosa di molto fragile<\/em>, rinunciando, invece, alla possibilit\u00e0 di <em>rinforzare il vostro carattere<\/em>, la vostra <em>autostima<\/em> e la vostra stessa <em>personalit\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p><em>Approfondire i propri dubbi<\/em> significa <em>guadagnare in conoscenza<\/em> e in <em>sicurezza di s\u00e9<\/em>. Non dovete necessariamente diventare dirigente d\u2019impresa, se non pensate di farcela, ma almeno, prima di rinunciarvi, mettete voi stessi in <em>condizione di poter scegliere<\/em>!<\/p>\n<p>Comunque, in caso di dubbio, venite a trovarci! Saremo in grado di dirvi, in tempi brevi e in caso siate portatori di un disturbo ossessivo compulsivo, come state <em>funzionando <\/em>in questo momento e come vi state ponendo rispetto al vostro futuro!<\/p>\n<p>Contattateci per saperne di pi\u00f9, all&#8217;indirizzo <a href=\"mailto:info@centropsicologiaemedicina.it\">info@centropsicologiaemedicina.it<\/a>, spiegandoci la vostra situazione. Oppure venite a trovarci, fissando un appuntamento al numero 380 341 77 48.<\/p>\n<p>Vi daremo una risposta in tempi brevi, di cui potrete far tesoro e che vi permetter\u00e0 di stare subito meglio.<\/p>\n<p>La prima consultazione per un colloquio clinico \u00e8 gratuita.<\/p>\n<p>Non aspettate di stare troppo male, imparate a prevenire le crisi e a programmare il vostro benessere!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Terapia Ossessioni Bergamo La parola ossessione deriva dal latino obsidere, che significa assediare, bloccare, occupare. 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