Anoressia

anoressia

Tutti ne parlano, tutti credono di saperne, ma la realtà è che tutti gli operatori che se ne occupano (psicologi, medici, psichiatri, dietisti, dietologi, psicopedagogisti, pediatri, insegnanti, ecc.) si trovano, senza eccezione, in grandi difficoltà operative.

Perché è difficile affrontare l’anoressia?

Perché quando si parla di anoressia, si parla di un’entità complessa. La parola deriva dal greco ἀνορεξία anorexía, in cui an- indica qualcosa di mancante e órexis significa appetito, dunque mancanza di appetito.

Alcuni autori distinguono tra anoressia come sintomo e anoressia come malattia, chiamando quest’ultima anoressia nervosa; altri la definiscono più in relazione alle evidenze cliniche che essa può comportare (malnutrizione, amenorrea, emaciazione, arresto dello sviluppo, ecc…). Ne sono portatrici, per lo più, le femmine, benché ultimamente si stia assistendo ad un incremento della malattia anche nel sesso maschile.

Altri la rinviano alla storia neonatale individuale, ivi identificandovi, a volte con buone ragioni, i primi indicatori di comportamenti  responsabili, in futuro, di un’anoressia conclamata.

Taluni operatori, ed è in genere il caso di quei professionisti che operano  prevalentemente nel campo della psicologia e della psichiatria, tendono ad occuparsi per lo più degli aspetti  della disfunzionalità psichica, in stretto collegamento con l’anoressia conclamata, a discapito, a volte, della parte medica e dietologica.

Altri professionisti, operanti prevalentemente nel campo medico, mettono l’accento più sulla parte medica (adeguamento della dieta, controllo dei valori sanguigni, prevenzione di ulteriori disturbi …), dimenticandosi dell’importanza degli aspetti psicologici.

Certo è che ciò che si può attualmente dire è che l’anoressia è qualcosa di molto complesso,  che deve essere considerato da più sfaccettature, in cui ogni diverso  operatore può occuparsi prevalentemente del proprio ambito di pertinenza, senza tuttavia pretendere di aver intrapreso la strada della verità o l’unica strada possibile e risolutiva.

L’anoressia è una malattia? Come fare ad uscirne?  Si vuole uscirne?

A qualcuno potranno sembrare domande strane, ma non è affatto così!

Spesso l’anoressia, benché restino valide tutte le definizioni riportate nei migliori manuali, è anche e “semplicemente” un modo di funzionare e di muoversi nel mondo.

In certi momenti storici dell’individuo che ne è portatore, questo “modo di funzionare” può essere molto “funzionale” ed essere in sintonia con il benessere di quella persona (gli psicologi parlano allora di “egosintonicità”). In altri momenti può diventare estremamente disfunzionale e creare un grave malessere alla persona (egodistonicità), tanto da spingerla a “curarsi” o, finalmente, a “prendersi cura di sé”.

Se la persona è motivata a “prendersi cura di sé”, probabilmente avrà il desiderio di scoprire perché “funziona” in un certo modo. Se però la persona non ha spinte motivazionali, sarà più difficile far sorgere in lei il desiderio e la curiosità di conoscere e di conoscersi.

Che fare per motivare una persona a “prendersi cura di sé”?

Ciascuno può fare qualcosa, a partire dalla famiglia e dagli amici. Tuttavia un professionista che si intenda di anoressia e che svolga con professionalità il proprio lavoro, può senz’altro aiutare la persona a trovare delle buone ragioni per “prendersi cura di sé”.

Maria Carla era convinta di “farcela da sola”. Cos’era mai uscire con gli amici e non riuscire a gustarsi una pizza che la turbava al punto da doverci rinunciare? Cos’era mai sentirsi in colpa per aver mangiato un gelato o, peggio ancora, procurarsi il vomito se si era permessa di ingurgitare qualcosa? Per non parlare del senso di vergogna che spesso si associava…. Maria Carla si trovava in imbarazzo ogni volta che c’era un compleanno o qualcuno da festeggiare, perché vedeva gli altri divertirsi e mangiare con gusto le prelibatezze della festa, mentre lei si sentiva esclusa dal poterli anche solo assaggiare… A lungo andare aveva cominciato a non uscire più con gli amici, a non partecipare più alle feste e raccontava a se stessa che la ragione di tutto questo erano i suoi numerosi impegni, gli orari, gli amici che si erano allontanati da lei, e così via… Si stava sempre più intristendo e pensava di essere depressa. Aveva anche preso dei farmaci che…. sì, effettivamente l’avevano un po’aiutata…., ma…. Solo quando un’amica l’accompagnò da noi e Maria Carla ebbe modo di capire la sua reale situazione di salute e ciò che le stava accadendo,… fu in grado di comprendere e di scegliere cosa fare: prese la decisione di prendersi cura di sé. Ora Maria Carla sta molto meglio!

Si guarisce dall’anoressia?  Come si diventa anoressici?

Parlare di “guarigione” e di “malattia”, dal nostro punto di vista, è di poco aiuto. Benché condividiamo le ragioni del perché molti autori parlino in questi termini e noi stessi ne consideriamo il valore, siamo tuttavia dell’idea che ciò dia poco spazio al lavoro di “comprensione” del significato che l’anoressia ha per la persona che ne è portatrice. Pensiamo, infatti, che, al di là della classificazione nosografica, peraltro utilissima, il vero lavoro da fare con una persona anoressica sia indirizzato alla comprensione del proprio funzionamento in relazione alla propria storia di vita.

Tenuto conto che, in origine l’anoressia non è mai una “scelta”, ma, per così dire, ad un certo punto  della vita, una persona “scopre” di essere anoressica, possiamo qui affermare con sicurezza che, una volta che la persona abbia preso coscienza di alcune parti di sé, diventa più facile per lei, fare delle scelte e quindi decidere se lasciar progredire l’anoressia o andare in direzione opposta, interrompendone il corso.

La nostra esperienza ci porta ad affermare, a questo proposito, che la maggior parte delle persone che stanno soffrendo per la presenza dell’anoressia, apprezzano molto poter cominciare a star meglio!

E’ più utile affidarsi ad un medico (dietologo, nutrizionista, internista, psichiatra,…) o ad uno psicoterapeuta?

Non c’è una risposta univoca. Ci sentiamo di rispondere che:

  • La comprensione del proprio “funzionamento” ha luogo solo attraverso una psicoterapia;
  • L’apprendimento di una corretta alimentazione ha luogo appoggiandosi a chi si intende di alimentazione, dietologo, nutrizionista, dietista che sia;
  • L’aiuto farmacologico in caso di presenza di ansia, di paure, di depressione, di umore instabile o altro, può giovarsi dell’intervento dello psichiatra.

Riteniamo importante che, poiché in genere è necessario un lavoro d’équipe, i diversi professionisti debbano coordinarsi fra loro, essendo di scarso rendimento il fatto che ognuno lavori per  conto suo, sulla stessa persona e solo nel proprio campo. Nel nostro Centro lavoriamo in équipe, in modo da fornire, a chi si rivolge a noi, una presa in carico integrata e ottimale.

Affidarsi al nostro Centro per uscire dall’anoressia

Il nostro Centro ha un’équipe specializzata, formata da psicologi, psicoterapeuti e medici che si occupano da anni di disturbi del comportamento alimentare, in grado di prendersi cura delle persone in condizione di anoressia, bulimia, binge-eating o altri disturbi affini e che desiderino avere una consulenza, una diagnosi o una presa in carico.

Vi invitiamo, pertanto, a contattare il nostro Centro e a richiedere una consulenza: è gratis.

Se invece preferite scriverci un’e-mail e porci il vostro quesito, anche questo è possibile sempre gratuitamente: siamo disponibili a darvi le prime indicazioni che potrebbero esservi utili, anche on line.

Per appuntamenti è possibile contattarci telefonicamente al 380/3417748 oppure inviandoci un’e-mail all’indirizzo contatti@centropsicologiaemedicina.it.